Call for Papers

Patografie, storie di vita e biografie. A cento anni da Strindberg und Van Gogh

2 aprile 2023

(accettazione: 30 maggio 2023 
notifica finale: 15 luglio 2023)

Per inviare un contributo occorre prima registrarsi → Registrati

Dopo essersi registrati sarà possibile autenticarsi per accedere alla procedura di invio contributi → Autenticati

La Rivista “Studi Jaspersiani” dedica il prossimo volume (2023) a Patografie, storie di vita e biografie. A cento anni da Strindberg und Van Gogh

A cura di Anna Donise

Sebbene probabilmente il primo a introdurre il termine “patografia” sia stato il neuropsichiatra Paul Julius Möbius (1853-1907), qualche anno più tardi prima Freud – in particolare nello scritto del 1910 su Leonardo Da Vinci – e poi Jaspers, con la Psicopatologia generale del 1913, lo hanno ripreso  contribuendo a delinearne la ricchezza concettuale.

Il numero XI della Rivista di Studi Jaspersiani intende invitare studiose e studiosi di diverse discipline a riflettere sulla straordinaria potenzialità euristica della categoria di “patografia” celebrando i cento anni della prima opera jaspersiana completamente dedicata a questa particolare forma di racconto biografico, uscita nel 1922:  Strindberg und Van Gogh: Versuch einer Pathographischen Analyse unter vergleichender Heranziehung von Swedenborg und Hölderlin, nella quale Jaspers mette a confronto quattro patografie di uomini geniali.

Se nelle sue prime opere Jaspers aveva dedicato ampio spazio alle cosiddette «storie di vita», nelle quali ricostruiva la biografia di alcuni soggetti internati nella clinica di Heidelberg, dando particolare rilievo agli eventi patologici, dall’orologiaio sospettoso di Delirio di gelosia (1910) alle pericolose baby-sitter di Nostalgia e delitto (1908), negli anni successivi l’analisi biografica si sposta dal comune paziente ad alcuni soggetti dotati di doti eccezionali le cui opere hanno un valore condiviso dalla collettività.

L’invito a riflettere sulla categoria di “patografia” può essere inteso da più punti di vista:

Jaspers approfondisce la rilevanza del racconto in prima persona e, in linea – almeno su questo punto – con Freud, ritiene indispensabile tener conto del modo in cui il paziente vive e descrive la propria condizione. Anche nella patografia del ‘grande uomo’ è il soggetto in questione a descrivere il suo stato d’animo e i suoi momenti di crisi, e lo fa attraverso la parola (narrativa o poetica) o anche attraverso l’espressione pittorica (è il caso di van Gogh), come il tratto, la prospettiva, le forme o il colore.  Nei primi anni ’70 del Novecento questa idea è stata posta al centro della psicologia umanistica e dagli anni ’80 è diventato uno degli aspetti centrali della medicina narrativa. E tuttavia in nessuna delle due tradizioni Jaspers ricopre un ruolo importante, pur essendo stato tra i primi ad intuire l’importanza di analizzare e descrivere la vita dei pazienti per trovare un’altra via di accesso alla comprensione e alla cura della malattia mentale.

Da un punto di vista epistemologico, invece, la patografia – come la biografia o la storia di vita –costituisce uno strumento prezioso per passare dal molteplice infinito del vissuto soggettivo, descritto fenomenologicamente, alla costruzione concettuale, necessaria ai fini della comprensione dell’altro e della diagnosi. Si tratta però di chiedersi quale sia la posizione di questa categoria, se messa a confronto con la “riduzione eidetica” proposta da Husserl da un lato, e l’ “deal tipo” weberiano dall’altro.

Infine, la patografia mostra il suo potere euristico anche su un altro piano. La connessione tra genialità e patologia psichica ha sempre affascinato l’uomo e nella storia il soggetto affetto da psicosi viene spesso rappresentato in una posizione diversa rispetto all’uomo non malato. Quasi come se la malattia mentale dovesse divenire il simbolo di un «profondo mistero umano». Quando la patologia è accompagnata dalla genialità è possibile che la produzione riesca a esprimere aspetti dell’umano altrimenti inarrivabili?

Particolarmente benvenuti saranno contributi che rifletteranno, tra le altre, intorno alle seguenti questioni:

  • Qual è il significato della patografia e come deve essere intesa?
  • Il concetto di “patografia” e la sua storia
  • Autobiografia, storie di vita e patografia
  • La descrizione fenomenologica e l’indagine patografica
  • Il ruolo della narrazione patografica nella comprensione della natura umana
  • Patografia e grandi personalità
  • Le patografie di Jaspers (in particolare Strindberg, Van Gogh, Swedenborg, Hölderlin, Nietzsche, Leonardo, Ezechiele)
  • Uso contemporaneo del concetto di patografia
  • La patografia a confronto con la medicina umanistica e la medicina narrativa

 

Scadenza: 2 aprile 2023
L’esito della selezione sarà comunicato entro il 30 maggio 2023
Data di accettazione definitiva 15 luglio 2023

Norme generali e linea di condotta
 

Ogni anno la Società Italiana Karl Jaspers prevede un tema che sarà oggetto del numero successivo della Rivista “Studi jaspersiani”.

Gli Autori interessati a presentare un contributo sul tema, possono inviarlo entro la scadenza indicata seguendo la procedura di invio (occorre prima registrarsi e poi autenticarsi per inviare il contributo).

Il testo inviato non dovrà riportare il nome dell’Autore in intestazione, né alcuna indicazione che rimandi all’Autore.

Tutte le informazioni di contatto vengono raccolte attraverso la registrazione e sono disponibili esclusivamente all’Amministratore della procedura.

Il contributo deve contenere un abstract in inglese, rivisto da un madrelingua inglese, che non superi le 250 parole. Il contributo, che sarà un file (pdf o doc) da allegare nel corso della procedura di invio, non dovrà superare i 45.000 caratteri (spazi e note incluse) e potrà essere presentato in italiano, inglese, francese e tedesco.

Ogni elemento del file che potrebbe identificare l’Autore deve essere rimossa per assicurare l’anonimato durante la procedura di referaggio.

I contributi verranno inviati a uno o più reviewers indipendenti secondo la procedura del referaggio cieco. Sempre in forma anonima i reviewers potranno successivamente richiedere all’Autore di modificare o migliorare i loro contributi per la pubblicazione.

Per la procedura di selezione iniziale, non vi sono linee guida circa la formattazione. Nel caso in cui il contributo venga accettato per la pubblicazione, verrà richiesto all’Autore di produrre una versione finale che rispetti le norme editoriali della Rivista.

La Rivista non accetta proposte al di fuori dei Call for Papers che bandisce per ogni numero. Eventuali altre forme di collaborazione (recensioni) vanno preventivamente concordate con la redazione, allegando un breve profilo dell’Autore e dei suoi interessi di ricerca.

Notifica di accettazione, accettazione condizionata, rifiuto 
La Redazione comunicherà per mail l’esito del referaggio. Saranno rifiutati i contributi che non rispettino il codice etico della rivista. La Redazione può anche, su suggerimento del/i revisore/i, accettare l’articolo a condizione che vengano apportare eventuali modifiche, integrazioni. I contributi saranno valutati da tre revisori e accettati solo nel caso di unanime giudizio positivo. 

Scadenza per l’invio della versione finale
Accettato il manoscritto, dovrà essere inviato definitivamente, secondo la formattazione definitiva e le eventuali integrazioni previste entro i 3 mesi successivi alla scadenza del Call for papers.